
In un villaggio del Maine, nel 1789, Martha Ballard è colei che aiuta a partorire le gestanti e a curare o alleviare il dolore dei malati.
Il ritrovamento di un corpo esanime nel fiume ghiacciato, l’arrivo di un nuovo dottore e un avvenimento che travolge una giovane donna smuovono il naturale decorso della vita cittadina.
L’inverno della levatrice Ariel Lawhon recensione
L’inverno della levatrice di Ariel Lawhon è un potente romanzo che racconta con intensità la fragile figura della donna in un contesto ancora patriarcale e maschilista come quello di fine 1700 degli Stati Uniti.
Alcune parti sulla libertà della donna mi hanno letteralmente fatto venire i brividi. Piccoli passaggi, mostrati dall’autrice come vita quotidiana e senza sottolineature, rimbombano nella testa di chi legge e ci spingono a riflettere.
L’inverno della levatrice risulta quindi un libro pieno di concetti, di vissuto e di normalità anche grazie allo stile ipnotico di Lawhon che riesce a non appesantire il tutto.
È squisitamente condito da un meteo invernale, in netto contrasto con la primavera che sboccia dentro e dalla protagonista.
Da leggere.
Voto: 8
PS: Martha Ballard è realmente esistita e la sua testimonianza è arrivata a noi, e soprattutto all’autrice, grazie proprio ai suoi minuziosi diari che vengono citati più volte (seppur siano stati talvolta arricchiti da Lawhon) all’interno dello stesso romanzo.
Ho ricevuto una copia di questo libro da parte di Neri Pozza che ringrazio.
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