
Sette volte bosco di Caterina Manfrini ci porta in Montagna, con la M maiuscola, dove Adalina ritorna dopo un periodo passato al campo profughi per gli abitanti del Tirolo di Mittendorf, durante la Grande Guerra.
Quello che trova però è completamente diverso da come se lo ricordava: la guerra ha cambiato le case, la terra, la gente e i confini.
Sette volte bosco Caterina Manfrini recensione
Sette volte bosco grazie alla scrittura di Manfrini ci immerge in una realtà senza tempo, appesi a una sorta di calma fittizia, dove ci si perde a guardare una natura amata ma distrutta, rovesciata e quasi persa.
All’inizio mi sono sentito storicamente perso: non capivo, e probabilmente sarà stata colpa mia non avendo letto bene l’aletta del libro e non avendo a fuoco alcune cose di storia, in che periodo mi trovassi. Ogni volta che pronunciamo le parole “campo di” subito pensiamo alla Seconda Guerra Mondiale, invece qui siamo di fronte a un altro genere di campo e siamo nel dopo della Prima Guerra Mondiale.
Trovata la retta via, come una lepre accovacciata nell’erba, mi sono goduto la storia e quella montagna, protagonista tra i protagonisti.
I personaggi, rovinati dalla guerra, trovano una nuova dimensione personale e ambientale e un modo diverso di relazionarsi con le persone.
È un libro fatto di ascolti, di speranza e di rinascita.
Sette volte bosco è un’ottima storia che mi ha regalato, complici anche il tempo e il luogo in cui l’ho letto, davvero dei gran respiri di pace.
Per gli amanti della montagna è un libro che non può mancare nella propria libreria.
Voto: 8,5
Ho ricevuto una copia di questo libro da parte di Neri Pozza che ringrazio.
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